
R: Mah...secondo me è dovuto a tanti fattori messi insieme, intanto
dal fatto che in Italia non c'è mai stata l'abitudine a fare l'opposizione.
L'opposizione si è persa tanti anni fa. Per la precisione dagli anni
'70 in avanti l'opposizione è praticamente finita. All'epoca c'era il
compromesso storico, che a volte era dichiarato con il famoso "Governo
Andreotti" della «solidarietà nazionale», e comunque
la Dc non osava muovere un passo senza prima chiedere il permesso all'opposizione
comunista. Così nascevano leggi che erano frutto dell'ubriacatura di
quei tempi: dalla legge sull'equocanone alla legge sui manicomi, eccetera. Per
cui in realtà c'erano scambi a livello legislativo e in cambio l'opposizione
votava la maggior parte delle leggi di spesa, dopo aver ottenuto favori per
le imprese amiche, per le amministrazioni amiche. Quindi le amministrazioni
locali erano in parte in mano alle giunte rosse e il governo nazionale in mano
al pentapartito. Ora questa generazione di reduci del vecchio partito comunista
non ha mai visto fare l'opposizione davvero, e quindi non la sa fare. Non sono
abituati, non hanno gli strumenti culturali e politici per fare una opposizione
frontale e dura. E poi c'è una parte dell'opposizione a cui manca proprio
la voglia, la possibilità di farla: quando tu hai una politica inquinata
dai ricatti incrociati, quando hai dei partiti che non hanno mai voluto fare
i conti con Tangentopoli, ma hanno preferito rimuoverne il ricordo ammucchiando
l'immondizia sotto i tappeti e facendo finta di non vedere, facendo in modo
che non si vedesse qual era il suo ruolo centrale nel sistema della corruzione,
allora hai comunque delle persone sotto ricatto. Persone che hanno commesso
reati insieme ad altre che magari sono state scoperte, e da queste vengono o
possono essere ricattate.
Il nostro libro "Mani Pulite" è pieno di episodi che dimostrano
chiaramente come la politica è dominata dai ricatti. Alla fine dei libro
vi è per esempio la citazione di Giuliano Ferrara, il quale ha detto
testualmente: "Chi non è ricattabile non può fare politica
in Italia". E' una constatazione molto amara ma purtroppo realistica, perché
la misura dell'avversario politico la dai sulla sua ricattabilità: tu
prendi le misure al tuo avversario politico sapendo in anticipo fino a dove
potrà arrivare il suo grado di ostilità e di opposizione. E' la
ragione per cui personaggi come Cofferati vengono visti come degli estranei,
come delle minacce: perché non sono ricattabili! E quindi, quando uno
non è ricattabile, non si sa come misurarlo, da che parte prenderlo.
Non ha partecipato ad un passato nella consociazione, quindi nessuno gli può
tirare fuori un argomento persuasivo per farlo stare buono.
R: Serve un radicale ricambio delle classi dirigenti. Sia a destra che a sinistra.
Ma perché ci sia il ricambio delle classi dirigenti è necessario
un movimento dal basso che imponga a questi leader di cambiare i loro sistemi
di selezione interna. Oggi come oggi, quei sistemi sono esattamente gli stessi
di dieci o vent'anni fa: nei partiti si va avanti con le tessere, i congressi
si vincono con le tessere.
Le tessere tutti sanno che vengono comprate, i tesseramenti sono solo in minima
o media parte costituiti da persone che scelgono di iscriversi al partito: nella
maggior parte i tesserati sono persone che nemmeno sanno di essere iscritte
a un partito o comunque vengono reclutate come truppe cammellate da qualcuno
che la tessera gliela paga. Dentro i partiti la scalata la fai con questo sistema;
per racimolare molte tessere devi raccogliere molti soldi, per avere molti soldi
devi essere ricco di famiglia (cosa rara nella classe politica), o devi rubare.
E' quello che successe a Mario Chiesa dieci anni fa. Mario Chiesa non era mica
un ladro, un delinquente comune. Non voleva arricchirsi, voleva diventare sindaco
di Milano. Per diventare sindaco di Milano bisognava controllare il partito,
per controllare il partito ci volevano le tessere e per comprare le tessere
bisognava rubare.
Questo era ed è il sistema!
Non si è mai fatta un'autocritica vera e un'analisi spietata sui meccanismi
che hanno originato Tangentopoli. Anzi si è sempre sostenuto che rubare
per il partito è meno grave che rubare per sé: invece è
molto più grave rubare per il partito, dal punto di vista generale! Se
tu rubi per il partito, fai carriera dentro il partito grazie ai soldi che hai
rubato. E scacciando fuori -come la moneta cattiva scaccia quella buona- le
persone che non hanno soldi, ma che magari hanno cervello e capacità.
Nei partiti fanno carriera quelli che hanno soldi, quelli che rubano.
Se non si cambia questo sistema di selezione, è inevitabile che si vada
avanti così. Perché, come ha dimostrato l'inchiesta Mani Pulite,
il nostro sistema elettorale -sia maggioritario che proporzionale- fa in modo
che la competizione non avvenga tanto fra i partiti, ma all'interno dei singoli
partiti, per controllare le segreterie e arrivare a compilare le liste elettorali.
L'elettorato è assolutamente prevedibile, statico. Ci sono i cosiddetti
collegi sicuri, che sono la maggioranza. Collegi sicuri vuol dire che se tu
candidi un paracarro in un collegio, quel paracarro esce.
La gente vota a prescindere dai nomi. La guerra non è tra i partiti:
in quasi tutti i collegi si sa in anticipo quale partito o schieramento prevarrà.
L'unica incertezza riguarda il nome candidato. A quel punto diventa fondamentale
controllare il partito per mettere le mani sulle liste elettorali e piazzare
sé stessi e i propri amici nei collegi sicuri, e gli altri nei collegi
sicuramente persi. Poi, certo, c'è sempre qualche sorpresa. Ma nei grandi
numeri è tutto predeterminato a tavolino, tutto si decide nel momento
della compilazione delle liste. Quando si va a votare le cose sono già
decise. Ecco, bisognerebbe modificare questo sistema con le elezioni primarie,
espropriando le segreterie dei partiti del potere di vita e di morte sui candidati.
Così i candidati se li scelgono gli elettori stessi. Allora i partiti
diventeranno un'altra cosa.
R: Mi hanno invitato, una volta a Primo Piano (Rai 3), una volta all'Infedele
(La 7).
Io credo che, al di là del caso mio, se ci fosse qualcuno che fa informazione,
un po' di ricambio, sarebbe il benvenuto. Ma ora come ora di informazione non
se ne vede l'ombra.
Prima di quella sera con Luttazzi (ancora se ne parla) in televisione non c'ero
mai stato. Anche la cosiddetta Rai del centrosinistra mi aveva completamente
ignorato. Non sono un giornalista televisivo, o uno che ha bisogno di andare
in televisione, ma sicuramente quella sera sono riuscito a fare passare delle
notizie che nessuno aveva mai pensato di dare, e che tra l'altro proprio in
questi giorni si stanno dimostrando di bruciante attualità. Uno legge
le dichiarazioni del pentito Giuffrè, o apprende che Berlusconi tace
davanti al tribunale di Palermo...
Continuano a chiedergli dove ha preso i soldi e che rapporti aveva con la mafia
e lui continua ad avvalersi della facoltà di non rispondere. Scappa.
A quel punto ci si rende conto che, quando un anno fa aveva detto che era già
tutto chiarito, che erano tutte cose vecchie, non la raccontava giusta. In realtà
sono tutte cose molto attuali, che lui a tutt'oggi continua non chiarire.
Quindi, se ci fosse qualcun altro che va in televisione e glielo chiede, benissimo!
Ma nessuno fa domande in Italia.
L'altro giorno ho letto con raccapriccio gli articoli dei giornali sulla presentazione
del libro di Vespa, ospite d'onore il Presidente del Consiglio. Erano passati
pochi giorni dalla scena muta davanti al tribunale di Palermo.
Vespa lo conosciamo bene...le domande vere non è che gli vengano spontanee.
Ma c'erano il direttore della Stampa, il direttore dell'Ansa, l'ex direttore
del Messaggero. Bè, che a nessuno sia venuto in mente, a pochi giorni
da quell'audizione, di chiedere: "Scusi ma...com'è pensabile che
un Presidente del Consiglio, alla domanda "dove ha preso i soldi?"
o "che rapporti aveva con la mafia?", risponda: mi avvalgo della facoltà
di non rispondere?". Almeno davanti ai cittadini, davanti ai suoi elettori
avrebbe il dovere di dire qualcosa. Invece niente, zero!
R: Noi avevamo firmato il contratto con la Feltrinelli, ricevuto metà
dell'anticipo, concordato tutto quanto. Poi ad un certo punto abbiamo portato
il testo per la pubblicazione. Pubblicazione prevista per il 17 febbraio 2002,
decimo anniversario di Mani Pulite.
Ci siamo sentiti rispondere che non andava bene, bisognava togliere questo,
togliere quest'altro, continuavano a fare problemi enormi dal punto di vista
della tutela legale. Volevano assicurazioni su una cosa, sull'altra. Alla fine,
dopo averli soddisfatti su tutti i dubbi e/o perplessità, abbiamo domandato
che cosa mancava ancora per la pubblicazione. Ci hanno risposto che bisognava
togliere alcune parti che riguardavano Fassino, D'Alema e Fini. Per la precisione,
l'interrogatorio di Fassino come testimone nello scandalo del supermercato Le
Gru di Torino e la stecca di venti milioni di lire che D'Alema aveva preso da
un imprenditore malavitoso di Bari.
Ovviamente noi ci siamo rifiutati di tagliare, cioè di autocensurarci.
E la riposta è stata naturalmente che non ci pubblicavano il libro. Così
ci siamo rivolti a Editori Riuniti, che ce l'ha pubblicato integrale, esattamente
come l'abbiamo scritto.
Per capire Mani Pulite bisogna capire che c'erano dentro tutti quelli che avevano
governato Milano. A Milano c'erano pure le giunte rosse non solo quelle di pentapartito.
Quindi, se non si capisce questo, si raccontano solo bufale! Infatti oggi, la
gente non capisce perché non si riescano a cogliere sostanziali differenze
tra la maggioranza e l'opposizione. Per quale ragione l'opposizione è
così flebile, così poco riconoscibile? Perché c'è
questa tendenza continua a mettersi d'accordo a cercare compromessi?
Forse perché tutti, chi più chi meno ha qualche scheletro da nascondere
nell'armadio...
Marco Travaglio
La prima che hai detto, senza mischiarmi. Io faccio un altro mestiere. Non posso essere pregiudizialmente con questi o con quegli altri. Mi sembra naturale che chi fa il giornalista non possa stare con chi da quattro anni cerca di, ed è riuscito a massacrare la libertà dinformazione. Di certo non posso stare con questi soggetti, ma non è una questione di stare quindi con gli altri, è una questione di stare proprio fuori da queste logiche. È una difesa non solo del mio proprio mestiere ma anche, in quanto cittadino, di tutto ciò che è in pericolo: la costituzione, la legalità, la morale, la dignità nostra. Sono tutti patrimoni non di destra e non di sinistra, sono patrimoni che dovrebbero essere cari a tutti quanti. Tutti quanti dovrebbero essere anti-berlusconiani, tutti soprattutto quelli di destra!
Anche a me piacerebbe saperlo Siamo molto curiosi che ce lo spieghi ma lui non ce lo spiega mai. Sappiamo che non si sa. Sappiamo che quando glielo chiedono, lui non ce lo dice. Nel suo libro, un fotoromanzo, La storia Italiana, che ha venduto milioni di copie nellultima campagna elettorale del 2001, lui dice che tutto nacque dalla liquidazione di suo padre, 70 milioni di lire. Però il vice-direttore della Banca dItalia, incaricato dalla Procura, ha scoperto che oltre i 70 milioni, Berlusconi ha poi trovato sotto un tavolo 113 miliardi di lire tra il 78 e l83. Fermo restando i 70 milioni, sarebbe interessante sapere da dove arrivano i 113 miliardi. Ma lui sui 113 miliardi non si pronuncia. Quando al tribunale gli hanno chiesto delle spiegazioni, lui si è avvalso della facoltà di non rispondere. Glielhanno chiesto tutti, glielha chiesto anche lEconomist, ma lui non risponde. A lui basterebbe dire che li ha trovati nelle patatine, nel Dixan, sotto la porta una mattina oppure che glielha portati la cicogna. Se non lo dice, vuol dire che non può dirlo
Il processo-Andreotti si è concluso con la dichiarazione di colpevolezza
dellimputato fino alla primavera del 1980. È stato riconosciuto
dalla corte dappello di Palermo colpevole di associazione a delinquere
con la mafia fino alla primavera del 1980, reato che si era prescritto un anno
prima. Quindi, se il processo fosse durato un anno di meno, lui sarebbe stato
condannato per associazione a delinquere con la mafia. Tra laltro è
un bel periodo per uno che ha cominciato nel 45: trentacinque anni non
sono male dopo tutto.
A noi popolo semplice hanno fatto credere che era stato assolto anche in appello,
ma lui se ne deve essere accorto che non era vero, visto che ha fatto ricorso
in cassazione chiedendo lannullamento della prescrizione, chiedendo lassoluzione.
Si vede che non laveva avuta lassoluzione! Altrimenti non si è
mai visto uno assolto che ricorre in cassazione contro la propria assoluzione
un suicida. Il suo problema è che anche la cassazione ha confermato la
sentenza di appello e lo ha condannato a pagare le spese processuali.
Il limite della data del 1980 non è unidea balzana dei giudici,
ma è la data dellultimo incontro che Andreotti ha avuto con Bontade.
Il primo lha avuto prima del delitto-Mattarella. In quellincontro
Bontade preannunciò ad Andreotti il progetto del delitto, ma dato che
Andreotti non aveva avvertito Mattarella del pericolo incombente, questo fu
ammazzato. In seguito Andreotti scese di nuovo in Sicilia a incontrare Bontade
per chiedere informazioni sul delitto e Bontade gli rispose lavevamo
avvertita. Questo è lultimo incontro che i giudici ritengono
accertato. Poi ci sono altri incontri successivi con mafiosi, ma non si ritiene
che siano sufficienti a stabilire che Andreotti era ancora organicamente legato
alla mafia dopo l80, anche perché poi Bontade venne ucciso
dai corleonesi e perché cambiarono tutti gli equilibri. Così ora
tutti sappiamo o meglio non sappiamo che siamo stati governati
da un mafioso fino all80.
Termine appropriato. Basta leggere le sentenze, ci sono delle sentenze che
lo riconoscono responsabile di gravi reati. La prima è dell89:
lui era colpevole di falsa testimonianza sulla sua iscrizione alla P2, reato
commesso ma coperto dallamnistia che nel frattempo era stata fatta. E
questa è una sentenza di Venezia, definitiva. Poi cè la
sentenza allIberian: condannato in primo grado, prescritto in appello,
prescritto in cassazione: 21 miliardi di tangenti a Craxi. Esito del processo:
colpevoli sia Berlusconi che Craxi in maniera definitiva. Il processo è
finito in prescrizione, ma il reato è stato commesso. Daltronde
quello che a noi interessa è se Berlusconi laveva o non laveva
commesso, non se va in galera o non va in galera. Certo, se andasse in galera
sarebbe anche meglio, ma non si può avere tutto dalla vita.
Anche questo è un reato accertato. Altri reati accertati sono una serie
di falsi in bilancio e fondi neri dalla parte dei vari processi per il falso
in bilancio, come quello dei 1500 miliardi delle sue società off-shore,
che erano 64. Ci sono altri processi del genere, ma sono tutti finiti in prescrizione,
visto che ha cambiato la legge sul falso in bilancio.
Quelli citati sono tutti reati commessi, accertati e documentati. Poi ci sono
addirittura reati fiscali che lui ha accusato di aver commesso da politico,
nel periodo che va dal 94 al 99, ma quella è unaltra
storia.
Questo non lo sappiamo, però sappiamo che ha avuto rapporti con i mafiosi.
Uno se lè pure tenuto in casa per due anni, Vittorio Mangano. Era
DellUtri che gli gestiva i rapporti con la mafia. Infatti, che DellUtri
abbia conosciuto, incontrato e frequentato una dozzina di mafiosi è sicuro,
proprio perché risulta da quello che dice lui stesso, poi accertato con
documentazioni, testimonianze, intercettazioni, filmati, documenti scritti,
agende, tabulati, eccetera. Che Berlusconi si sia messo daccordo per le
stragi, questa era lipotesi che avevano formulato separatamente la procura
di Caltanissetta per le stragi di Falcone e Borsellino e la procura di Firenze
per le stragi di Roma e Firenze. Ma poi le indagini sia a Berlusconi, sia a
DellUtri sono state archiviate e noi dobbiamo rispettare larchiviazione.
Larchiviazione non significa però che i due indagati fossero innocenti,
ma significa che non cerano elementi sufficienti per poter sostenere unaccusa
contro di loro in un eventuale processo, anche se dalle pur insufficienti indagini
sono emersi degli elementi che fanno rilevare che lipotesi fosse tuttaltro
che infondata.
Bisognerebbe continuare a lavorarci, sui mandanti esterni, ma da quando non
cè più Caselli alla Procura di Palermo, da quando non cè
più Scaroni alla Procura di Caltanissetta e da quando Grasso ha estromesso
tutti quelli che si stavano occupando dei mandanti esterni, di fatto non si
sa molto su chi essi siano.
No, a meno che non siano da ritenersi minacce tutte le denunce che fanno o il fatto che non posso più mettere il naso in televisione. Ma delle minacce dirette no. Quelli non minacciano: quando colpiscono, lo fanno senza avvertire. Ma non credo che ritengano pericoloso uno come me. Certo, se non ci fossi sarebbe meglio. Però, sai, un conto è se io fossi in televisione a parlare di queste cose a milioni di persone, mentre invece ci sono loro, e un conto è che io scriva dei libri e parli con qualche decina di migliaia di persone. Sono piccoli numeri questi
A me piacerebbe metterla nelle mani del professor (Giovanni) Sartori, oppure in quelle di Cordero Ma ci sono anche nellambito politico persone che lottano seriamente per la legalità, anche lì in Sicilia. Da voi conosco il sindaco di Gela, Crocetta, un personaggio fantastico; conosco Claudio Fava, Nando dalla Chiesa. Ma non necessariamente gente di sinistra, appunto dicevo Sartori. Ci vorrebbero un po di persone serie e per bene che non abbiano rapporti con la stagione dei compromessi, che non siano ricattate né ricattabili, che non abbiano cambiali da incassare o da fare incassare, e che quindi possano ripartire da zero, come ha fatto Zapatero, che non deve rendere conto a nessuno e fa solo quello che ritiene giusto anche se non è per forza tutto giusto quel che fa , confrontandosi solo con i suoi elettori.
Maluccio, direi. Reagirei male perché mi porrei delle domande. Mi porrei la domanda se non sia davvero il presidente ideale per lItalia. Quando lEconomist si poneva questa domanda, io so cosa volevano dire: volevano dire che è incapace di governare lItalia. E avevano ragione. Ma che non sia luomo adatto, questo non lo so. Se lo mandiamo a casa, probabilmente vorrà dire che gli italiani sono maturati. Come diceva Montanelli, dopo cinque anni che se lo bevono avranno maturato il vaccino. Se dovesse rivincere vorrebbe dire che proprio ce lo meritiamo, anche perché abbiamo unopposizione che francamente ti fa cadere le palle. E questa sarebbe unulteriore dimostrazione che questa opposizione si merita Berlusconi. Però non voglio neanche pensarci, anche perché non credo che nessun Paese, nemmeno un Paese che ne ha viste tante come lItalia, potrebbe sopravvivere davvero ad altri cinque anni di questa banda qua.
Paesi modello non ce ne sono, nel senso che noi potremmo essere modelli a noi stessi in certe stagioni. Noi abbiamo vissuto tra il 92 e il 93, poi di nuovo tra il 2002 e il 2003, delle stagioni da un lato dolorose, perché da un lato cerano le bombe e dallaltro lato cera Berlusconi, però delle stagioni in cui la società civile ha partecipato e ha reso possibile delle grandi cose. Abbiamo visto processare i potenti, tra il 92 e il 93, abbiamo visto scendere in piazza la gente per difendere una categoria da sempre guardata con sospetto, come la magistratura. Ci si è affezionati alla legalità, alla polizia, alla lotta alla mafia. Si sono ottenuti grandi risultati su tutti i fronti. Quindi, possiamo benissimo imparare da noi stessi, possiamo imparare dalle stagioni migliori della nostra storia, senza inseguire modelli stranieri che sono impraticabili, perché noi siamo abbastanza unici. Bisognerebbe cercare di riprodurre le condizioni che hanno reso possibili quelle importantissime parentesi. Quando linformazione fa il suo dovere senza condizionamenti, la magistratura idem, la società civile parteggia per le guardie anziché per i ladri, tutto questo rende possibili dei miracoli, anche in Italia. Bisogna cercare di ripetere quelle condizioni ancestrali, rendendole più stabili e normali.
Intanto il programma della sinistra ti dirò se sarà credibile quando lo faranno, perché per il momento non se ne vede traccia. Ci sono circa dodici programmi della sinistra, quanti sono i partiti. Anzi ci sono partiti che ne hanno anche due o tre, perciò si arriva a circa diciotto programmi della sinistra. Ne aspetterei uno, anche perché leggere il programma di Mastella mi sembra eccessivo Vediamo che cosa fanno. Credo che Prodi abbia un progetto in testa e che stiano lavorando per impedirgli di realizzarlo, i suoi cosiddetti alleati. Però mi fido abbastanza di lui. Penso che un buon periodo sia stato il suo governo, infatti poi lhanno segato. Per quanto riguarda il diritto di voto, io ho sempre votato contro qualcuno. Io quando cera il Comunismo votavo Scalfaro o dei liberali di cui mi fidavo. Non ho mai votato con entusiasmo a favore di qualcuno. Quando è caduto il Comunismo, mi sono occupato dei nuovi pericoli. Berlusconi era sicuramente il pericolo. Quindi ho cominciato a votare contro di lui, anche se mi toccava votare per questo Centro Sinistra che, allepoca, ancora non avevo visto allopera. Poi quando lho visto allopera, ho capito che aveva un unico merito, quello di non essere Berlusconi. Ma è un po poco. Ora come ora credo che il problema sia ancora quello. Che loro non sono Berlusconi e quindi che bisogna votarli. Ma non vedo altri motivi per votarli. Poi magari ci stupiscono tutti con effetti speciali e con un programma miracoloso e mirabolante, spero. Spero che lo realizzino soprattutto, perché il programma era bello anche quello del 96, poi hanno approvato quello di Previti, che le elezioni le aveva perse, e quello di Confalonieri, che le elezioni non le aveva nemmeno fatte. Quindi mi auguro non solo che il programma sia bello, ma che poi si ricordino di applicarlo. Per il momento, è già un miracolo se andiamo a votare. Quindi teniamoci stretto il voto, il voto può essere anche utile per votare contro. Daltronde è abbastanza divertente anche tifare contro il Milan. Non necessariamente fare una cosa contro è male. Io mi diverto molto anche quando il Milan perde col Liverpool 3 a 0. Votare contro in questo momento, penso possa essere abbastanza doloroso
Nelle edicole c'è un numero di giornali tale da soddisfare le esigenze di pluralismo, ci sono poi dei blogs interessantissimi, ma non sono un grande frequentatore di Internet perché per le cose di cui mi occupo c'è bisogno di andare a prendere delle carte oppure di appurare i fatti con le persone: non faccio un grande uso della navigazione Internet perché a me non serve molto; mi interessa di più andare a prendere le sentenze: faccio soprattutto cronaca giudiziaria, quindi, vado nei Tribunali, lavoro ancora molto sul cartaceo. Credo che la ricerca su Internet sia più utile all'utente dell'informazione che al protagonista dell'informazione; poi, naturalmente, anche io attivo qualche motore di ricerca per trovare qualche articolo, ma difficilmente mi capita di andare a cercare cose in rete per trovare spunti. Se, ad esempio, vai sul blog di Grillo, trovi ogni giorno un post, ma non puoi leggerlo in sostituzione di quello che ti danno i giornali: i giornali sono ancora lo strumento principale con il quale, secondo me, ci si deve informare correttamente. Poi, certamente, si possono aggiungere dati ed integrare la propria conoscenza attraverso la lettura dei blogs.
Certamente, non so se sia uno strumento in grado di rappresentare la volontà di tutta la collettività, ma mette in contatto le persone: fenomeni come Porto Alegre, come i girotondi, come i movimenti anti-TAV... viaggiano tutti su scambi di e-mail, attraverso modalità di interazione diretta e, quindi, secondo me, bypassano gli eventuali boicottaggi e le eventuali censure che ci possono essere in certi mezzi (come la televisione): questo è molto importante.
Ci sono molti italiani che non hanno il computer, molti altri che hanno problemi di sopravvivenza, quindi, è difficile poterli accusare di disinteressarsi. Si tratta di una nuova forma di comunicazione alla quale bisogna abituarsi: è difficile che a qualcuno venga in mente di partecipare alle attività del Parlamento e del Governo tramite Internet, anche perché dovrebbero essere i rappresentati eletti ad invitare la gente a partecipare; io non li ho mai sentiti invitare le persone, anzi, noto che hanno un'idiosincrasia per i loro elettori: in questi anni tutti i movimenti della società civile sono stati presi a calci dai partiti, di destra e di sinistra, quindi, è difficile che a un italiano venga in mente di partecipare col suo computer alla stesura di un emendamento, anche perché, purtroppo, sappiamo che attualmente gli emendamenti alle leggi li fanno gli avvocati di Berlusconi per gli affaracci suoi. Non credo che ci sia ancora qualche pollo che manderebbe un'e-mail dicendo: "Proporrei di triplicare le pene sul falso in bilancio.". Ci vorrebbe un contesto più favorevole: se quelli che verranno dopo avranno l'elasticità mentale per cambiare il loro modo di fare politica, il rapporto con i loro elettori, allora il blog per la democrazia diretta potrebbe essere una buona idea... ma non li vedo molto attivi su questo.
Se non c'è lesione di diritti d'autore, tutto deve essere gratuitamente e liberamente fruibile: chi, ad esempio, ha composto una musica non credo che l'abbia fatto per arricchire qualche casa di produzione, qualche corporation, l'ha fatto perché la sentisse la maggior quantità di pubblico possibile. In caso di lesione di diritti, invece, bisogna perseguire coloro che piratano. L'importante è non confondere i due aspetti.
Credo di sì, ci sono le grandi multinazionali che vivono non solo con la musica leggera, ma anche con la musica classica, e se perdessero questo business, si vedrebbero tagliare una bella fetta dei loro introiti: e sono loro che contano al momento di fare le leggi.
Se si sono limitati a linkare musica già reperibile in rete, è evidente che si tratta dell'ennesimo spreco di denaro pubblico. E' un bel biglietto da visita puntare su Internet, ma molto spesso si tratta soltanto di operazioni di facciata per dire che si è dato impulso alla modernizzazione.
Penso proprio di sì; ricordo l'ultima campagna elettorale, quando fu tirato fuori dal cilindro quel personaggio incredibile... il cosiddetto Ministro Stanca; visto che venne presentato a Porta a Porta come una specie di genio fino ad allora incompreso, mi chiedo quali saranno mai i mirabolanti risultati che ha ottenuto in cinque anni, che diavolo avrà mai fatto... se dopo cinque anni questo è il bilancio, allora è un bilancio imbarazzante.
E' assolutamente paradossale.
